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Il dialetto procidano

Come si dice a Procida

Va nei due sensi, e non devi dirgli quale.

Dall'italiano: scrivi freddo, ti dà fridd(o). Dal procidano: hai sentito uaglione e non sai che vuol dire? Scrivilo com'è suonato.

Prova:

Aiutami a raccoglierlo

Questo vocabolario viene dai libri. Ma il procidano vero è quello che si diceva in casa, sul molo, in campagna — e quello nei libri non c'è.

Se ti torna in mente un proverbio di tua nonna, un modo di dire del porto, una parola che qui vuol dire una cosa e altrove un'altra, o l'aneddoto che ci sta dietro, mandamelo. Non serve saperlo scrivere «giusto»: il procidano si è quasi sempre parlato e quasi mai scritto, quindi scrivilo come suona.

Non è per riempire una pagina. È che una lingua che nessuno scrive si perde con chi la parlava, e tutto quello che arriva qui resta.

Mandami un proverbio o un aneddoto →

Due cose da sapere, prima di leggere

La vocale che non si sente. In procidano quasi tutte le parole finiscono con un suono appena accennato, che non è né una «o» né una «e»: fridd(o), mar(e). Qui la trovi fra parentesi, perché si scrive ma chi parla se la mangia.

Le parentesi quadre sono il suono. Dopo ogni parola c'è come si pronuncia davvero. Di una lingua che si è sempre parlata e quasi mai scritta, il suono è la cosa vera: l'ortografia è solo un modo per ricordarselo.

E no, non è napoletano con un altro accento. Ha parole sue, che a Napoli non si dicono.

Da dove viene

Le parole di questa pagina non le abbiamo inventate noi. Vengono da due libri e da chi il procidano lo parla da sempre.

Se trovi una parola scritta storta, o se te ne manca una che a casa tua si è sempre detta, scrivicelo: è così che un vocabolario resta vivo.

Dedico questa pagina alle mie «Mamme Procidane»
e al papà di Emanuele.